Il mercato delle matrici per trafilatura è ampio e in crescita. Il mercato globale delle matrici per trafilatura è stato valutato a circa 1,07 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che raggiungerà 1,5 miliardi di dollari entro il 2030, crescendo a un tasso annuo composto dal 4,7% al 5,6%. All’interno di questo mercato, le filiere per trafilatura del filo in diamante policristallino (PCD) stanno guadagnando costantemente quota e il motivo è riconducibile a una differenza fondamentale nella struttura del materiale.
Le filiere per trafilatura in diamante naturale (ND) rappresentano da tempo lo standard per le applicazioni che richiedono la massima qualità superficiale. Un diamante naturale è un singolo cristallo. La sua durezza è direzionale. Quando il filo passa attraverso la filiera, l'usura avviene in modo non uniforme sui diversi piani cristallografici. Il risultato può essere l’ovalizzazione: il filo perde la sua perfetta rotondità nel tempo.
Il PCD è diverso. È prodotto sinterizzando particelle di diamante sintetico ad alta pressione e alta temperatura. Il materiale risultante è policristallino, una massa di particelle di diamante orientate in modo casuale legate insieme. Questa struttura conferisce durezza isotropa al PCD. L'usura è distribuita uniformemente in tutte le direzioni, preservando la forma cilindrica del filo per tutta la vita della filiera. La finitura superficiale può essere leggermente meno raffinata di quella che può ottenere il diamante naturale, ma il compromesso è drammatico: le matrici PCD in genere durano da 2 a 4 volte più a lungo delle matrici ND, anche quando si trafilano diametri di filo sottile fino a 0,15 mm.
Gli aspetti economici sono convincenti. Una maggiore durata dell'utensile significa meno cambi di stampo, meno tempi di inattività e maggiore efficienza produttiva. Nello specifico nella trafilatura del filo di rame, dove volumi elevati e qualità costante sono fondamentali, le matrici PCD offrono un equilibrio pratico tra qualità del prodotto e durata dell'utensile. La loro struttura policristallina crea anche microscopiche "tasche di lubrificante" sulla superficie lucida, migliorando la lubrificazione, riducendo l'attrito e prolungando ulteriormente la durata.
Le filiere in diamante naturale rimangono impareggiabili per le applicazioni con filo ultrasottile, quelle che richiedono diametri del filo inferiori a 0,05 mm, dove la precisione a livello di micron non è negoziabile. Per i diametri di fascia media e la produzione di grandi volumi, tuttavia, il PCD è diventato la scelta predefinita.
Sta emergendo una terza categoria: le filiere per trafilatura con rivestimento in nanodiamante. Questi sono prodotti utilizzando carburo cementato (WC-Co) come substrato, con rivestimenti compositi di diamante a livello di micron e nano-livello applicati alla superficie del foro interno tramite deposizione chimica da fase vapore (CVD). Il rivestimento micro-nano composito combina la forte adesione e resistenza all'usura del diamante di dimensioni micron con l'elevata finitura superficiale e il basso coefficiente di attrito dei rivestimenti nano-diamanti. Queste matrici stanno trovando applicazioni nella produzione di fili per veicoli elettrici ad alta velocità e in altri settori esigenti.
Il mercato si sta segmentando chiaramente. Diamante naturale per una precisione ultrafine. PCD per la trafilatura di rame e alluminio in grandi volumi. Metallo duro con rivestimento nanometrico per applicazioni in cui costi e prestazioni devono essere bilanciati. Ognuno ha il suo posto. Ma per quanto riguarda la trafilatura del filo di rame, i numeri sono inequivocabili: il PCD dura da due a quattro volte più del diamante naturale e questo vantaggio ne sta spingendo l’adozione in tutto il settore.